Ho trascorso tutta l’estate dei miei 13 anni a leggere IT di Stephen King.
L’ho fatto come rito d’iniziazione consapevole tra la fine delle medie e l’inizio del liceo: volevo leggere un libro finalmente da grandi, che mi facesse sentire grande. Da non amante dell’horror, avevo scelto proprio quel romanzo perché IT era per antonomasia la paura: il film era uscito nel 1990 quando io avevo solo 7 anni e tutti i miei amici a distanza di tempo l’avevano visto coi loro genitori o di nascosto.
Io no, non avevo idea di cosa esattamente parlasse, sapevo solo che faceva paura e che il libro era molto voluminoso. Mi bastava. Ricordo che le sue 1238 pagine mi hanno accompagnato in quella calda estate di passaggio, dove attendevo la notte per leggere fino a tardi da sola nella mia camera.

Da allora non ho più letto alcun libro horror, non ho mai visto nemmeno un film dello stesso genere, nemmeno IT e non ho alcun ricordo preciso del libro. So però che IT mi ha fatto sentire grande: avevo bisogno di poter dire a me stessa e al mondo che io ero stata capace non solo di affrontare quel numero considerevole di pagine che rendevano quasi impossibile tenere il libro in mano, ma avevo avuto anche il coraggio di leggere la paura. Era stata la mia sfida dell’estate.
Questo ricordo è tornato alla mia mente in modo forte qualche settimana fa, quando sono andata da Rossella, la mia libraia del cuore di Cartamarea e le ho raccontato di aver appena terminato la lettura di un libro per ragazzi che mi aveva davvero inquietata: Le belve di Manlio Castagna e Guido Sgardoli, uscito per Piemme nel 2020.

Le ho confidato di non essere certa di volerlo portare in classe, perché se aveva spaventato in quel modo me, cosa avrebbero potuto provare i miei alunni?
Rossella mi ha risposto: “I ragazzi hanno bisogno di avere paura.”
Niente di più vero.
Non a caso la mia adolescente non lettrice se proprio deve leggere qualcosa, va ad attingere a horror o thriller, ascolta incessantemente Elisa True Crime e con suo padre fa il pieno di film horror per me sempre troppo cruenti. Non ho poi fatto i conti col fatto che i ragazzi di oggi, a differenza della me tredicenne, sono molto più abituati alla violenza: si è alzata la loro asticella della paura e quello che per noi era allora spaventoso, oggi rischia di apparire ai loro occhi addirittura ridicolo, poco credibile.
Allora se siete alla ricerca di un buon titolo per i vostri alunni dai 13 anni in su, vi consiglio Le belve.
Il romanzo è ambientato nel 2020 nell’ex sanatorio Boeri di Tresigallo, la celebre città metafisica in provincia di Ferrara. Qui una scolaresca di liceali in gita viene sequestrata per 24 ore da tre rapinatori, nascosti all’interno della struttura per sfuggire alla polizia, ma il sequestro sarà solo il minore dei mali. Il manicomio, infatti, nasconde dei segreti, è un luogo malvagio “perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto” e quella malvagità tornerà dal passato per chiudere i conti con alcuni dei protagonisti del romanzo e avrà un volto terrificante.
Io ho amato in modo particolare le atmosfere oscure, creepy, ma anche la costruzione dei personaggi a tutto tondo, ben caratterizzati, ognuno con la propria storia e la propria maschera.
Cosa farne a scuola?
Sicuramente metterlo nella biblioteca di classe per la lettura individuale dei nostri alunni.
Potrebbe essere adatto anche alla lettura ad alta voce all’interno di un modulo sull’horror: le ambientazioni e i personaggi si prestano come modelli efficaci di scrittura, il numero di pagine non è eccessivo e i capitoli non sono troppo lunghi, ma nella seconda parte i colpi di scena si sommano con un ritmo sostenuto, che talvolta è forse difficile da seguire con una lettura corale.
In questo Halloween tormentato da notizie più spaventose di qualsiasi romanzo horror, un piccolo consiglio anche a chi ama Stephen King o ne ha amato solo alcune opere (io ad esempio ho consumato più volte Stagioni diverse e letto avidamente On writing): da maggio 2023 ogni mese potete ascoltare su Spotify il podcast Kinghiana, scritto e condotto da Jacopo Cirillo e Giulio D’Antona per Mondadori Studios, in cui i due autori chiacchierano su King e sulla letteratura del terrore a partire da un libro sempre diverso del maestro dell’horror.






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