L’estate è l’unico periodo dell’anno che mi consente un tempo lungo e lento. Per me, che ormai leggo quasi esclusivamente libri per ragazzi da portare nelle mie biblioteche di classe, è la stagione delle letture da “grandi” e dell’approfondimento di saggi che richiedono il giusto spazio per la riflessione e la scrittura.
Ho dunque finalmente ripreso tra le mani il libro di Frank Serafini Leggere, giorno per giorno (trad. di R. Colombo e V. Cassino, Modena, Equilibri, 2024), che avevo affrontato diversi anni fa in inglese. Riavvicinarmi a quelle parole nella mia lingua madre è stato un nuovo viaggio di scoperta e indagine, imprescindibile per qualunque docente che reputi fondamentale l’educazione alla lettura.

Sono certa che le sue parole torneranno in molti altri articoli da qui in avanti, ma è proprio sulle prime pagine che sento il bisogno di soffermarmi, ora che settembre si avvicina e inizio a pensare a quello che sarà l’avvio dell’attività didattica nelle mie future classi, in particolare nella mia nuova Prima.
“CIASCUN (LETTORE) CRESCE SOLO SE SOGNATO”
Per chi non conoscesse il testo, Serafini conduce gli insegnanti nella pianificazione del laboratorio di lettura mese per mese, descrivendo (e non prescrivendo!) la sua azione educativa, motivando le sue scelte didattiche alla luce dei fondamenti teorici che ne sono alla base.
Finché le teorie, le convinzioni sulla lettura e sui processi sottostanti non si traducono in consapevolezza da parte dei docenti, i cambiamenti nella pratica didattica saranno solo formali. 1
La cornice pedagogica che racchiude e determina le proposte è ben illustrata nel primo capitolo, intitolato Estate – Prepariamo il laboratorio di lettura. Qui Serafini spiega il perché del suo approccio educativo e ci invita a riflettere sulle nostre personali motivazioni pedagogiche e sulle prospettive teoriche che – più o meno consapevolmente – orientano le nostre scelte, così da essere non solo docenti consapevoli, ma anche capaci di spiegare ad alunni, genitori e colleghi “perché facciamo quello che facciamo”.
Quando diamo agli insegnanti la possibilità di prendere decisioni, riflettere sulle loro pratiche d’insegnamento, valutare l’efficacia delle loro scelte didattiche, condividere e discutere il loro insegnamento con altri docenti, leggere letteratura specialistica e apportare cambiamenti alla loro didattica sulla base di queste riflessioni, stiamo davvero costruendo le competenze necessarie per una efficace didattica della lettura.2
Stabilito che per noi il laboratorio di lettura è una componente irrinunciabile della nostra didattica3, prima ancora di decidere come costruirlo, occorre avere chiara la meta a cui tendere: se è vero (e io ci credo profondamente) che “ciascuno cresce solo se sognato”, parafrasando Dolci lo stesso può dirsi dei nostri alunni: “ciascun lettore cresce solo se sognato”.
E noi come li sogniamo? Qual è il lettore ideale a cui pensiamo quando immaginiamo i nostri studenti come lettori “competenti e raffinati”?

Rafal Olbinski
PERCHÉ CHIEDERESELO
Porsi questa domanda in fase preliminare è importante per diversi motivi:
- “saper leggere” è una competenza complessa: presuppone abilità diverse, interconnesse tra loro. “Significa saper leggere ad alta voce in modo corretto? Significa essere in grado di individuare l’idea principale di un brano? Significa mettere in gioco una varietà di prospettive teoriche per costruire significati nella transazione con un testo? Esistono programmi commerciali e approcci didattici che si rifanno in gradi variabili a ognuna di queste definizioni. Tuttavia, le decisioni che prendiamo riguardo all’approccio didattico che vogliamo adottare dovrebbero essere in linea con la nostra personale definizione di lettura competente e lettori di successo.”4
- Tarare la raccolta delle informazioni di partenza dei nostri alunni sulla base di questo ideale, ci permette di conoscerli meglio e sapere soprattutto che lettori abbiamo davanti non per partire da ciò che non sanno ancora fare, ma per avere chiaro ciò che già sanno e amano fare, così da “proporre sperienze formative che vadano incontro ai loro bisogni e interessi, non che mettano in luce le loro carenze.”5
- Stabilire traguardi di competenza chiari ed espliciti per i quali stiamo lavorando, ci permette di scegliere con maggiore consapevolezza le strategie che vogliamo insegnare, pensarle secondo un ordine e una gerarchia all’interno di un lavoro sistematico e complesso, non occasionale o frammentato.
- Avere in mente un’immagine chiara della meta, ci permette di monitorare e “verificare se le pratiche didattiche stiano sortendo un effetto positivo nell’avvicinare i lettori a questo ideale.”
- La valutazione, tarata su questi obiettivi e condivisa con gli alunni, potrà essere chiara e ragionata.
- Capire che quelle del lettore ideale sono competenze e attitudini da costruire ci permette di smontare l’idea stereotipata che il piacere della lettura sia una dote innata6 che solo pochi eletti possiedono a prescindere da noi.
- Last but not least, è più che mai importante essere docenti riflessivi, che ragionano costantemente su ciò che fanno e sul perché lo fanno. Scriverne sul proprio taccuino del docente può essere una strategie che consente, nel tempo, di tornare sulle proprie considerazioni per rivederle, valutarle, confermarle o modificarle.

Dan Bejar
IL LETTORE DI SERAFINI
Serafini riassume le qualità di un lettore e di una lettrice ideale in una lista di 8 punti:
- Riconoscono il valore della lettura, tanto da decidere di dedicare del tempo quotidiano a questa attività, insieme alle altre che amano.
2. Sanno accettare le sfide che la lettura pone e sono disposti a impegnarsi per comprendere anche i testi più complessi, perché sanno che leggere “ha a che fare con la costruzione del significato”.
3. Sanno usare una varietà di strategie di lettura per dare un senso ai testi.
4. Desiderano e sono in grado di generare, esprimere e negoziare le loro idee e interpretazioni riguardo a un testo.
5. Sono emotivamente coinvolti da quello che scelgono di leggere.
6. Leggono una grande varietà di testi.
7. Comprendono che le immagini e i testi possono avere dei significati simbolici che vanno oltre quello che è descritto e rappresentato.
8. Comprendono che i testi sono costruzioni sociali che rispecchiano la visione della realtà di chi li ha creati e come tali sono suscettibili di negoziazione e revisione.

Eva Vázquez Dibujos
IL MIO IDEALE DI LETTORE
Se in tutti questi anni ho sempre lavorato avendo chiare in mente le diverse finalità a cui stavo tendendo, credo che prendersi un attimo per formalizzarle e osservarle sulla pagina scritta possa essere un compito utile per tutti noi, docenti riflessivi, indipendentemente dalla nostra esperienza.
Ecco qua allora la mia personale risposta alla domanda: che tipo di lettori e lettrici vogliamo che escano dalle nostre classi e dalle nostre scuole?

Ovviamente, come lo stesso Serafini osserva, “il nostro ideale di lettore competente e raffinato deve restare flessibile e suscettibile di revisione. Non vogliamo limitare i nostri lettori riportandoli a un unico modo di leggere”7.
Io stessa, rileggendo la mia lista a distanza di qualche giorno, mi accorgo che mancano aspetti per me importanti, come ad esempio la capacità di esplorare generi diversi da quelli preferiti.
E I RAGAZZI? PROPOSTE PER SETTEMBRE
Stabiliti questi obiettivi, si aprono diverse piste di lavoro:
- condividere queste riflessioni con i ragazzi in modo che possano costruire un loro personale lettore ideale e, a partire da quello, riflettere su cosa già possiedono di quelle qualità e competenze e sapere quali sono gli obiettivi del nostro lavoro.
- Pianificare il laboratorio di lettura, stabilendo le diverse tappe del nostro percorso: come raggiungere le finalità selezionate? Attraverso quali strategie? Come? Proponendo quali testi?
Intanto, però, prendetevi qualche minuto per riflettere sul vostro taccuino: quale lettore ideale sognate quando pensate ai vostri ragazzi?
Sarà il primo passo per impostare e pianificare il lavoro delle prime settimane di scuola, e non solo.

Slava Murashko
- F. Serafini, Leggere, giorno per giorno, Modena, Equilibri, 2024, p. 20. ↩︎
- Ivi, p. 57. ↩︎
- Non ragionerò qui sul ragionare sul PERCHÉ io ritenga il laboratorio di lettura un elemento imprescindibile. Oltre a rimandare allo stesso testo di Serafini, rimando ai saggi di Chambers, in particolare Il lettore infinito e, per un testo più recente e divulgativo, A. Bigli, Leggere piano, forte, fortissimo. ↩︎
- F. Serafini, Op. cit., p. 27. ↩︎
- Ivi, p. 29. ↩︎
- Eccezion fatta per i “lettori di talento”, che hanno comunque bisogno del lavoro ragionato e individualizzato del docente, per consentire loro di andare sempre più in profondità in modo consapevole. Vedi A. Bigli, Op. cit., pp. 62-67. ↩︎
- F. Serafini, Op. cit., p. 29. ↩︎





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