Il giorno in cui sarei dovuto morire ho conosciuto Piero.

Con queste parole inizia Così siamo diventati fratelli (Mondadori, 2024), l’autobiografia di Sami Modiano scritta con la supervisione di Marco Caviglia, storico della Fondazione Museo della Shoah.

In questo romanzo per ragazzi, Modiano ripercorre non solo la sua esperienza nel campo di concentramento, ma anche la sua infanzia nell’isola di Rodi prima e la sua vita da sopravvissuto poi.

È un viaggio nel tempo e nello spazio, che a Birkenau s’intreccia con quello dell’amico Piero Terracina, nato e cresciuto a Roma, anche lui deportato perché ebreo.

All’interno del lager, tutte le differenze che avevano caratterizzato le vite vissute fino a quel momento cadono, diventando un’unica storia:

Come ho detto, la mia storia, quella di Piero e di milioni di altre persone diventano simili una volta saliti su quei treni tutti uguali […]. Diventano un’unica storia di dolore e morte, come la volevano i nazisti per noi: durante quel lungo viaggio abbiamo infatti smesso di essere persone. Non contava più chi fossimo.

La loro amicizia diventa il filo rosso attraverso cui Modiano decide di raccontare la sua storia: l’essere diventati “fratelli” in quel mondo capovolto che è stato Birkenau, ha permesso loro infatti non solo di sopravvivere, ma anche di continuare a vivere, di restare umani, di ricordarsi chi erano stati e chi potevano ancora essere – solo Sami e Piero – in un luogo che li considerava “pezzi” senza nome e dignità di una efficacissima fabbrica della morte.

“Incontrare Piero ha fatto la differenza.

Io c’ero per lui, e lui per me: insieme, potevamo tornare a essere semplicemente due ragazzi.”

Il romanzo è perfetto per essere letto ad alta voce in una classe III di scuola secondaria di I grado, ma anche nel Biennio del II grado, se s’intende proporre un testo con sfondo storico legato alle vicende del ‘900, ma anche un memoir intenso e ricco.

Ecco alcuni validi motivi per valutarne la lettura nella propria classe:

Leggere un romanzo dalla viva voce di un testimone è di per sé un’esperienza di grande valore; se poi il testimone è ancora in vita diventa un’opportunità unica.

Dopo un lungo periodo di silenzio necessario e dopo anni in cui avevano perso l’uno le tracce dell’altro, Terracina prima e Modiano poi hanno deciso di dedicare la loro vita a tenere accesa la memoria di ciò che è stato, diventando testimoni dell’orrore dell’Olocausto. Modiano ha poi proseguito la sua opera anche dopo la morte dell’amico – avvenuta a Roma nel 2019 – continuando ancora oggi a scrivere e a incontrare ragazzi.

Se la vita all’interno del campo raccontata dai testimoni assume tratti comuni per l’inevitabile comune esperienza, la biografia di Modiano ha peculiarità che consentono di conoscere aspetti poco noti sul periodo storico raccontato:

Sono nato in Grecia, di nazionalità italiana, ebreo, uomo, essere umano. E nulla di ciò può essere una colpa.”

Modiano, infatti, è nato e cresciuto nell’isola di Rodi, all’epoca colonia italiana. Il racconto della sua infanzia sull’isola permette dunque di ricostruire un contesto multiculturale che difficilmente i nostri alunni potranno conoscere attraverso i libri di storia, eppure fa parte del nostro passato imperialista.

Inoltre il racconto della vita di Piero a Roma, attraverso le parole di Sami, ci consente di confrontare la vita al tempo del fascismo prima e della II guerra mondiale poi in questi due diversi contesti. 

La famiglia Modiano al completo. Diana e Giacobbe con i loro figli Lucia e Sami.

Sappiamo tutti come la Storia che i nostri ragazzi studiano non sempre permette loro di avere piena coscienza delle esperienze di chi quel passato lo ha vissuto davvero. Intrecciare quindi la conoscenza degli eventi con il racconto degli uomini e delle donne di quella che è nota come “storia con la S minuscola” significa contribuire ad “umanizzare la storia”[1], per non lasciare quelle vite come oggetti sullo sfondo, numeri senza volto di statistiche, che per quanto necessarie, tendono a non farci percepire la vita dietro il racconto.

Leggere dunque un’autobiografia come quella di Modiano, può essere l’occasione per portare quella vita all’interno delle nostre aule.

Il romanzo si colloca nell’ampia e ben nota tradizione dei memoir sull’Olocausto, che conta autori come Levi, Wiesel, Segre e che non sempre riusciamo come docenti a far entrare nelle nostre aule, se non come consigli per letture autonome.

Attraverso la lettura ad alta voce di un romanzo come quello di Modiano, possiamo invece far conoscere ai ragazzi e alle ragazze pagine dei loro testi, così che diventino un incontro diretto e mediato con opere non sempre facilmente accessibili ma dall’altissimo valore letterario e storico.

Il romanzo di Modiano, pur essendo accessibile dai 13 anni anche per la lettura autonoma, è caratterizzato da uno stile che consente un proficuo lavoro di analisi in classe: la costruzione spesso circolare dei capitoli e dell’intero romanzo che da Auschwitz parte e lì ritorna, le metafore del mondo capovolto, della fabbrica della morte con cui viene raccontato il campo, ma anche le immagini usate per descrivere la disumanizzazione messa in atto dai nazisti, sono tutti artifici letterari che possono essere smontati dal docente insieme ai ragazzi, per indagare ancor più in profondità i temi e il messaggio dell’opera.

Sul sito Leggendo Leggendo potete trovare una serie di attività di lettura e scrittura che ho pensato per accompagnare la lettura da alta voce del romanzo di Modiano (qui il link al PDF, gratuitamente scaricabile).

Nel realizzarle, ho cercato di tenere sempre a mente quella che è la cornice pedagogica del WRW, pensando però anche a quei docenti che non hanno una formazione specifica sul metodo, ma che hanno un’abitudine alla lettura ad alta voce nella loro classe.

Non troverete dunque semplici esercizi “pronti all’uso”, ma attività pensate per accompagnare le ragazze e i ragazzi in una lettura profonda del testo e stimolare in loro riflessioni personali e consapevoli. Finalità dunque in linea con le attuali Indicazioni Nazionali e verso cui dovrebbe tendere tutta la didattica dell’italiano.

Troverete dunque attività che perseguono i seguenti obiettivi:

  • comprendere e analizzare gli elementi fondamentali di ogni testo narrativo: trama, personaggi, narratore, setting, temi, stile;
  • indagare le proprie impressioni rispetto agli eventi narrati e allo stile utilizzato: pensieri, riflessioni, emozioni;
  • stabilire connessioni con gli eventi della Storia (Approfondisci la Storia), ma anche con gli altri autori del nostro patrimonio della Memoria (Dialoga con la Letteratura);
  • scrivere a partire dal testo (Scrivere per pensare) non come mero esercizio di scrittura creativa, ma come occasione per comprendere più in profondità la storia o i personaggi, calandosi nei loro panni.

Tutte le attività sono ovviamente personalizzabili e adattabili anche alla Scuola Secondaria di II grado (alcune piste di approfondimento storico o letterario sono pensate proprio per questo ordine).

Alcune possono essere svolte oralmente, come confronto ad alta voce all’interno della comunità di lettori, oppure per iscritto individualmente o a piccolo gruppo, nelle ore d’italiano, ma anche come approfondimenti interdisciplinari col Docente di Storia.

Fatemi sapere se vi saranno utili: mi piacerebbe avere un vostro riscontro qui o sui miei canali social.


[1] C. Greppi, Storie che non fanno la Storia, Bari, Editori Laterza, 2024, p. 25.

Lascia un commento

ALTRI ARTICOLI