Prima di approdare al WRW non scrivevo: da molti anni non avevo più l’abitudine di tenere un diario, non mi cimentavo nella stesura di testi, né componevo più lunghe lettere per le mie amiche.

Le mie ultime esperienze di scrittura erano legate all’università prima e alla SSIS poi. All’epoca non mi sembrava una mancanza problematica: cosa avrei dovuto scrivere? Per chi? Dove?

Eppure scrivere mi piaceva e mi riusciva anche abbastanza bene. Ricordavo la piacevole sensazione provata quando, in occasione dei temi in classe, entravo nella mia writing zone: la concentrazione e l’immersione erano tali da dimenticare tutto ciò che mi circondava, ma ciò non era bastato a rendermi una scrittrice autonoma.

Sapevo anche molto poco del processo di scrittura: nessuno mi aveva descritto le sue varie fasi, né mi aveva insegnato specifiche strategie da applicare ai miei testi per migliorarne la qualità.

Quando ho iniziato a studiare il WRW, ho capito che qualcosa doveva cambiare: se volevo che i miei alunni diventassero scrittori per la vita, dovevo esserlo io per prima. Ho dunque iniziato prima a studiare la scrittura come processo, indagandone fasi e strategie; ho continuato poi sperimentando in prima persona tutto ciò che della scrittura stavo scoprendo, per poterne parlare ai miei studenti in modo autentico e consapevole.

Il mio taccuino dello scrittore e del lettore è diventato allora il luogo ideale per iniziare “l’allenamento”. Ed è di questo che vorrei parlare qui: se siete alle prime armi con il WRW o se volete anche solo iniziare a lavorare sulla didattica della lettura e della scrittura in modo più approfondito, senza necessariamente applicare il metodo, è proprio dal vostro taccuino che dovete partire. I mesi estivi che ci attendono possono essere la giusta palestra.  

Prima d’iniziare con alcuni esempi pratici, alcune rapide riflessioni sul taccuino.

Taccuino di O. Pamuk (ph. credit qui)

Se vogliamo che i nostri alunni diventino lettori e scrittori consapevoli, occorre che abbiano un luogo in cui scrivere e riflettere sulle loro letture e sui loro testi, proprio come i veri scrittori.

Un luogo in cui pensare.

Ma cos’è il taccuino dello scrittore e del lettore?

Taccuino di M. Twain (ph. credit qui)

Se vogliamo che i nostri studenti imparino a riflettere in maniera autentica, costante e consapevole sul loro taccuino, è indispensabile che siamo noi i primi a farlo, non solo per dare loro l’esempio, ma anche per sperimentare in prima persona come si fa.

Il taccuino diventa così un vero e proprio strumento di modeling: attraverso la condivisione delle nostre annotazioni, delle difficoltà che abbiamo incontrato e delle strategie che abbiamo utilizzato, i ragazzi impareranno gradualmente a scrivere pensieri di qualità, attraverso un processo d’imitazione.

Scrivere, inoltre, è pensare e in una scuola che ci spinge sempre più a correre e a occuparci di burocrazia, il taccuino diventa l’antidoto alla fretta e alla superficialità: ci obbliga a sostare sul testo, a mantenere gli occhi ben aperti ed allenati su ciò che i libri racchiudono, ci spinge a entrare nel laboratorio segreto dello scrittore per carpirne i segreti e condividerli poi coi nostri alunni.

La condivisione delle nostre annotazioni, ci permette pure di creare un rapporto privilegiato coi nostri alunni: inevitabilmente la lettura dei nostri pensieri, delle nostre riflessioni e dei nostri ricordi – sia come scrittori, sia come lettori – riveleranno aspetti di noi, della nostra storia e del nostro modo di vedere il mondo che in una didattica tradizionale difficilmente troverebbero spazio. Questo “svelarsi” diventa davvero una porta privilegiata della relazione: la condivisione del nostro taccuino permette la costruzione di un patto di fiducia che poggia sulla loro capacità di ascolto e di rispetto, elementi imprescindibili all’interno del laboratorio, dove non può esserci spazio per il giudizio superficiale.

Il taccuino diventa poi anche traccia del percorso fatto, dei libri letti, delle strategie individuate, in un costante cammino insieme di scoperta e metacognizione.

Taccuino di A. Einstein (ph. credit qui)

– indicare in alto a sinistra se si tratta di un’annotazione di lettura o scrittura (L o S);

– registrare sempre ogni annotazione con un titolo adeguato, chiaro e sintetico.

Ecco ora alcuni esempi per cominciare, tratti dal mio taccuino del docente.

Per semplicità li ho divisi in tre principali tipologie, anche se poi gli usi possono essere ben più vari e complessi:

Come dice Poletti Riz nel suo Scrittori si diventa, sono “Attività che andranno a costruire un archivio di possibili tracce a cui gli studenti attingeranno a loro piacimento. Una banca di semi, alcuni dei quali germoglieranno nei racconti dei nostri scrittori di classe.”2

Sono dunque liste, organizzatori grafici, disegni nati da sollecitazioni dell’insegnante o da letture fatte, attraverso cui l’alunno può raccogliere le sue idee per scegliere l’argomento su cui scrivere; per questo si propongono soprattutto nei primi mesi di scuola o all’inizio di un modulo di scrittura su un determinato genere letterario.

La stessa Poletti Riz riporta nel suo testo alcuni attivatori ormai diventati celebri come Il cuore, La mano, La mappa dei luoghi importanti, la poesia Vengo da, le liste autobiografiche.

Attenzione, però, a non trasformare gli attivatori in “attività WOW” di scrittura creativa. Queste ultime, infatti, nascono per stimolare la fantasia e l’immaginazione, superare il blocco da pagina bianca, indagare aspetti di sé in modo spontaneo e creativo, fare esercizi di stile, ma sono comunque fini a sé stesse.

I primi, invece, sono funzionali al processo di scrittura: devono essere il punto di partenza per trovare argomenti da sviluppare in testi di fiction o non fiction e questo passaggio dall’attivatore al testo non è né immediato né semplice, ma va insegnato dal docente attraverso apposite strategie.

Nato a seguito della lettura del brano della bici di R. Dahl, presente in Boy, è stato proposto in I all’inizio del percorso sul genere autobiografico.

Detti anche Quick Write, sono annotazioni scritte di getto in pochi minuti (massimo 10 minuti), senza la necessità di prestare attenzione alla correttezza formale.

Possono nascere da una sollecitazione dell’insegnante che vuole fare sperimentare nell’immediatezza una strategia di scrittura appena appresa. Possono anche prendere origine da una lettura fatta, a partire dalla quale immedesimarsi in un personaggio, modificarne il finale o il punto di vista, imitarne lo stile o un particolare costrutto, recuperarne una frase da utilizzare come punto di partenza per un freewrite, estrapolarne per un tema o un episodio per ripescare ricordi autobiografici.

Qualunque sia lo stimolo da cui prende avvio, il lampo di scrittura non è fine a sé stesso, ma serve ad allenare la spontaneità della scrittura, che diventa sempre più personale e autentica, man mano che gli alunni crescono come scrittori.

Inoltre i loro Quick Write possono essere ripresi in testi più ampli, diventando così “l’impasto base che poi viene modellato e trasformato, lievita e diviene qualcosa di completamente diverso. […] Insegneremo dunque ai nostri studenti, anche ai piccoli, a rileggere i loro lampi di scrittura, alla ricerca di spunti da approfondire.”3

Inizialmente è bene scrivere i propri lampi di scrittura a casa, così da poter leggere la propria annotazione in classe come modeling, quando si proporrà la stessa attività ai ragazzi; successivamente si può scrivere insieme a loro e condividere il proprio Quick Write per aprire il momento della condivisione.

Quando leggiamo ad alta voce, i ragazzi sanno che talvolta ci blocchiamo in un momento di tensione o svolta per provare a continuare noi il racconto. Questo lampo di scrittura permette loro di calarsi al contempo nella storia, nei personaggi e – per i più esperti – anche nello stile del libro letto.

Qui un esempio tratto da Quando Helen verrà a prenderti di M. Downing Hahn.

Quick write suggerito ai miei alunni a seguito della lettura di uno dei capitoli di L. Segre, Fino a quando la mia stella brillerà, in cui racconta ciò che ha ereditato dal carattere della madre e del padre.

Le annotazioni sono riflessioni discorsive o presentate in forma di organizzatore grafico, che richiedono un grado di approfondimento maggiore rispetto al lampo di scrittura.

Perché il taccuino diventi uno strumento abituale e utilizzato anche autonomamente, è bene che le annotazioni siano frequenti e sempre più di qualità. Per questo, compito del docente è educare i ragazzi a svolgerle con una certa costanza e a scriverle in modo critico, consapevole e approfondito.

Poletti Riz e Pognante nel loro Educare alla lettura con il WRW ci insegnano che gli scopi principali delle annotazioni come lettori sono tre5, a cui aggiungerei i due finali legati alla scrittura:

  Sviluppare una vita da lettori e lettrici– Annotazioni per tenere traccia di libri letti;
– lista dei libri da leggere;
– domande e/o osservazioni in preparazione a un incontro con l’autore;
– appunti in preparazione di Booktalk o Book Speed Date.  
  Reagire al testo e addentrarsi nella comprensione profonda– Annotazioni libere nate da suggestioni presenti nel libro in lettura;
– riflessioni sullo stile usato dall’autore (“leggere da scrittori”);
– organizzatori grafici attraverso cui applicare strategie di lettura profonda.
– impressioni, connessioni e domande.  
  Conoscersi e migliorarsi come lettori– Riflessioni metacognitive sul proprio percorso come lettori;
– riflessioni metacognitive sul proprio percorso di docenti WRW.  
  Approfondire le varie fasi di scrittura durante l’elaborazione di un testo    – Dare un’organizzazione alle idee che si è scelto di sviluppare; – sperimentare le varie strategie di scrittura apprese; – riscrivere passaggi deboli della nostra bozza, provando ad applicare strategie diverse (es. scrittura di incipit diversi tra cui scegliere poi quelli più efficaci).  
  Conoscersi e migliorarsi come scrittori– Riflessioni metacognitive sul proprio percorso come scrittori;
– riflessioni sui testi scritti (Process paper);
– riflessioni metacognitive sul proprio percorso di docenti WRW.  

Ecco alcuni esempi:

Annotazione scritta durante la lettura del romanzo per tenere traccia delle frasi e degli aspetti che più mi hanno colpita, così da poterli citare in occasione del booktalk alla classe.

Organizzatore grafico da me predisposto dopo la lettura del mito per ragionare sui talenti e i limiti del personaggio e confrontarli coi miei; l’ho poi presentato alla classe: abbiamo compilato insieme la parte dedicata ad Aracne e ho chiesto a ciascuno di loro di completare quella autobiografica. L’abbiamo in seguito riutilizzato per gli altri protagonisti del mito incontrati.

Annotazione da me predisposta per i miei alunni di classe I, adattandola al romanzo che stavamo leggendo. Avevo bisogno non solo di lavorare con loro sulla strategia della visualizzazione, ma anche di mostrare loro come si scriva un’annotazione di qualità, non superficiale.

In preparazione alla condivisione in classe del silent book Sidewalk flowers di J. Lawson e S. Smith, ho annotato le mie osservazioni.

Prima di chiedere ai miei alunni di applicare alcune strategie di revisione ai loro testi poetici, le ho sperimentate sul mio taccuino, così da usare poi il mio componimento come mentor text.

Anche noi docenti abbiamo bisogno di riflettere sul nostro essere lettori, scrittori e docenti WRW; condividere coi ragazzi le difficoltà che incontriamo e le strategie che usiamo per superarle, non solo ci avvicina a loro, ma dimostra il nostro essere docenti riflessivi e in cammino.

Ora non vi resta che impugnare la penna, aprire il vostro taccuino del lettore e dello scrittore e … scrivere.


  1. Per “lettore palombaro” s’intende un lettore capace di andare in profondità nel testo, di cogliere connessioni con la propria esperienza personale, con altri testi o con eventi del mondo; un lettore in grado di porsi domande di senso e descrivere ciò che di quel brano o libro lo ha colpito, motivando adeguatamente le proprie impressioni. Per un approfondimento sulla figura del “lettore palombaro”, rimando all’articolo di Loretta De Martin Sii palombaro, non surfista! ↩︎
  2. J. Poletti Riz, Scrittori si diventa, Trento, Erickson, 2017, p. 71. ↩︎
  3. Ibid., pp. 96-97. ↩︎
  4. Esercizio di scrittura a partire da un verso di una poesia o di una canzone o un passo di brano letterario che ci ha particolarmente colpiti e a partire dal quale si può scrivere un freewrite che lo contiene come incipit o che prende ispirazione per una riflessione personale. Per approfondire rimando a questa preziosa presentazione sul taccuino dello scrittore di Poletti Riz . ↩︎
  5. J. Poletti Riz, S. Pognante, Educare alla lettura con il WRW, Trento, 2022, pp. 189-202. ↩︎

4 risposte a “IL TACCUINO DELL’INSEGNANTE”

  1. Avatar Renata Maistrello
    Renata Maistrello

    Cara Sara, grazie mille per questo articolo. È veramente ricchissimo di spunti. Anch’io sto tentando di usare il taccuino soprattutto per annotazioni sui libri letti ma, a volte, ho dei momenti di scoramento perché non riesco ad essere sistematica.

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    1. Capisco, Renata, ma mi permetto di consigliarti di non vivere il taccuino come un ennesimo compito, proprio perché non è così che vorremmo lo vivessero anche i nostri alunni. Ci sono periodi in cui anche io non riesco a essere costante, perché troppo impegnata su altri fronti e va bene così. Scrivi quando senti l’urgenza di appuntarti qualcosa (una frase, una riflessione, un ricordo) che senti di non voler perdere.

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    2. il mio problema più grande è proprio non sapere come utilizzarlo… attivatori, meta riflessioni, citazioni… qualunque cosa diventa sterile… forse perché ho io stessa un problema con la scrittura

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      1. Se posso darti un consiglio, inizierei proprio da te e dal tuo taccuino della scrittrice. Quando troverai la tua chiave, potrai portarla anche in classe e vedrai che funzionerà.

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