Da qualche mese la mia adolescente-non-lettrice si è trasformata in un’adolescente-divora-libri.
Le ragioni? Sono presto dette:
– il tablet che era entrato in casa nostra ai tempi del Covid e lì era rimasto è stato improvvisamente ritirato;
– le sono stati regalati alcuni romanzi rosa per ragazzi, oggi meglio noti come romance Young Adult.
Voi penserete che io sia una madre ora felice e soddisfatta di vederla in ogni suo momento libero con un libro in mano.
E invece no.
Da bravo genitore di adolescente sono nuovamente insoddisfatta, perché non sono quelli i libri che io avrei voluto che leggesse.
Non lo sono per svariati motivi che chi si occupa di educazione alla lettura o è lettore critico e appassionato conosce bene.
Per averne la conferma, ne ho comunque letti alcuni: da quando Il fabbricante di lacrime di Erin Doom ha iniziato a girare insistentemente tra le mani delle mie alunne, che ne hanno riempito le pagine di post-it, ho sentito il bisogno di capire cosa avessero questi libri di così speciale da monopolizzare il gusto di molte di loro. E ora anche di mia figlia.
DECALOGO PER NEOFITI
Provo a stilare un decalogo delle caratteristiche che fanno dei romance attualmente in grande auge un genere d’elezione per molte ragazze:
1. Al centro della vicenda c’è, ovviamente, un amore tormentato. Ça va sans dire.
2. I protagonisti sono personaggi tanto prevedibili quanto (proprio perché) stereotipati: la giovane fragile fanciulla attratta morbosamente da un ragazzo tenebroso dall’oscuro e doloroso passato. Il fascino di quest’ultimo risiede proprio nel suo “malessere”, termine napoletano ben noto ai nostri ragazzi con cui si indica un ragazzo bello e dannato, possessivo, geloso e controllante.
Insomma, un trend di Tik Tok in versione analogica.
3. Tensione sessuale crescente come nella migliore tradizione Harmony: di pagina in pagina ti chiedi costantemente quando i due faranno sesso, ma le pagine da leggere prima che ciò accada non sono meno di 200. Coraggio!
4. Adulti significativi non pervenuti: o mettono i bastoni tra le ruote come i cattivi delle fiabe, o non si rendono conto di tutto ciò che accade sotto i loro occhi.
E ne accade di ogni.
5. A descrivere il loro amore, frasi ad affetto degne delle nostre Smemoranda anni ‘90: Ti amo come solo le stelle sanno amare: da lontano, in silenzio, senza spegnersi mai di Erin Doom sta a Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime di un presunto Jim Morrison.
Non trovo differenze.
6. Ipotassi, questa sconosciuta: le frasi si susseguono brevi, rapide, facili. Nessun rischio di perdersi tra subordinate. Insomma, più punti che parole.
7. Scelte lessicali inclusive: nessuno corre il rischio di non capire. Il linguaggio è accessibile anche a lettori deboli, le parole sono di uso quotidiano e non particolarmente ricercate. Non siamo ai livelli di “sole, cuore, amore”, ma solo perché le pagine sono tantissime. Quasi mai meno di 300.
“Almeno leggono”, direbbero i più ottimisti.
8. L’acquolina in bocca è assicurata: ogni capitolo lascia il lettore anche più critico (non giudicatemi!) col desiderio di sapere come la vicenda evolverà, sebbene la conclusione sia ovvia e prevedibile.
Omnia vincit amor, ovviamente, ma la tensione da feuilleton ottocentesco è garantita.
9. Devi sapere come continua! A corollario del punto 8, i romance YA di maggior successo degli ultimi anni fanno parte di saghe mai troppo lunghe che ti “costringono” a conoscere come proseguono nel tempo le vicende dei protagonisti. Molti di questi libri sono nati su Wattpad e questo desiderio di non lasciare andare le storie è forse legato proprio alla loro genesi.
10. Può sembrare un dettaglio, ma non lo è: le copertine risultano aesthetic, accattivanti nei colori e nelle immagini e i titoli richiamano il miglior romanticismo da soap opera da un lato (Dammi mille baci, Ancora una volta con te) o serie anglofone degne di Netflix dall’altro (Kiss me again, Now you are mine). Il passaparola è assicurato.
COSA FARE DA INSEGNANTE?
Ritengo di avere tre doveri imprescindibili, di cui ho preso consapevolezza nel tempo e di cui ho felicemente avuto conferma anche nel capitolo Libri “brutti” in Leggere piano, forte, fortissimo di Alice Bigli (Mondadori, 2023, pp. 104-111).

1. Conoscere ciò che i miei ragazzi (e mia figlia) leggono, parlandone insieme a loro.
Se mi chiedono di presentare in un booktalk un libro che io definirei “brutto” e stereotipato che hanno letto individualmente, lo consento, perché quella può diventare una preziosa occasione per confrontarci ad alta voce. Se si fidano di noi, insieme si possono approfondire le scelte stilistiche, la costruzione dei personaggi, i temi e in questo modo cercare di riflettere sul fatto che il coinvolgimento e la facilità con cui hanno letto il libro, non è garanzia di qualità. Vale per i romance YA così come per i libri di Geronimo Stilton.
Un libro “brutto” può diventare l’occasione per una conversazione critica e significativa sulla lettura.
2. Non censurare
Per me non vale la massima “Purché leggano, va bene tutto”, ma non credo nemmeno che la strada della censura e del divieto sia quella giusta.
Quando ho fatto presente alla mia adolescente che i libri che si era fatta regalare erano testi di scarsa qualità e non del tutto adeguati, ciò che ho ottenuto nell’immediato è stato un irrigidimento: “Quando non leggevo, non eri contenta. Ora che leggo ciò che mi piace, non sei contenta. Allora tu non sei mai contenta!”
Non aveva tutti i torti.
Ho ripensato a quando io dodicenne lessi per 3 volte di fila Love story di Erich Segal dopo averlo trovato in un baule in casa. Nessuno mi ha giudicato per questo e io mi sono goduta quelle pagine con tutta la curiosità adolescente per un amore appassionato e sofferente.
Col tempo, grazie alle proposte di qualità che mi sono state fatte, ho potuto confrontare quel romanzo con altre storie d’amore e giudicarlo in modo critico. Ma questo non ha scalfito la sensazione di rapimento che ho provato allora.
Come dice Bigli:
“È naturale che i lettori e le lettrici oscillino per un tempo del tutto soggettivo tra l’alto e il basso; anzi, dirò di più, è utile.
Per comprenderlo dobbiamo tornare a riflettere sulle nostre intenzioni, sui nostri fini. Se il nostro obiettivo è quello della massima produttività rispetto a un canone letterario fissato […], allora saremo tentati di non far “perdere tempo” ai giovanissimi lettori e proveremo in ogni modo a levar loro dalle mani ciò che riteniamo superficiale o inadeguato. […] Se il nostro obiettivo è quello di formare un lettore capace di un proprio solido gusto critico, allora solo il confronto autonomo, progressivo, reiterato tra libri di diversa qualità potrà rivelare gradualmente l’idea del loro valore, offrire strumenti e argomenti.”
3. Proporre libri di qualità, anche con tematiche affini
Nella biblioteca di classe i miei alunni non trovano libri di qualità scadente.
A scuola la mia proposta destinata alla lettura individuale cerca di essere diversificata per livello di difficoltà, generi, tematiche affrontate, così da andare incontro ai gusti e alle possibilità di ciascuno. Laddove un lettore o una lettrice si dimostrino ancora deboli e ancorati a letture popolari di qualità discutibile, provo a comprendere attraverso il dialogo individuale o collegiale quale siano stati i ganci che li abbiano tenuti stretti a quelle pagine e suggerisco titoli – “non al posto di ma oltre a quella individuata”1 – che possano rispondere a quelle stesse esigenze.
Allo stesso modo considero fondamentale il lavoro che si fa attraverso la lettura ad alta voce: il laboratorio permettere di ragionare insieme su romanzi di qualità, andando a formare nel tempo lettori critici, consapevoli ed esperti.
Come dice sempre Bigli, “altre storie, tante altre storie, più precisamente tante altre belle storie, sono il miglior antidoto che abbiamo a una storia brutta.”
ALCUNI TITOLI ALTERNATIVI
Ecco allora alcuni romanzi di qualità che non mancano mai nella mia biblioteca a partire dalla classe III, ma adatti anche alla secondaria di II grado, che parlano d’amore in modo non banale, stereotipato. Non sono romanzi rosa tout court, quindi non rientrano a pieno titolo nel genere romance, ma possono davvero rappresentare una proposta allettante e contemporaneamente di qualità.
Per ogni titolo, vi lascio il link esterno alla sinossi, nel caso in cui non li conosciate; qui per ciascuno “solo” una citazione che ho a suo tempo annotato nel mio taccuino.
G. Borgatti, C. Cavina, Il ragazzo sbagliato, Milano, Bompiani, 2023.

S. Nielsen, Gli ottimisti muoiono prima, trad. di C. Valentini, Milano, Editrice Il Castoro, 2017.

J. Green, Città di carta, trad. di S. Di Mella, Milano, Rizzoli, 2009.

A. Ferrara, Mia, Cagli, Settenove Edizioni, 2015.

- A. Bigli, Leggere piano, forte, fortissimo, Milano, Mondadori, 2023, p. 107. ↩︎





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