Se siete arrivati qui, è forse per sapere com’è proseguita la lettura di Vetro di Silvia Vecchini, proposta al momento in una delle mie due classi III.

Ripartirò esattamente dal punto a cui ero arrivata, per cui se vi siete persi la prima parte, vi suggerisco di recuperarla qui, per comprendere appieno qual è il percorso in cui si inseriscono le attività che ora descriverò.

Il testo di Vecchini si presta di per sé a diverse attività di scrittura, che possono variare a seconda degli obiettivi che ci si è posti come docente.

Come già spiegato nel precedente articolo, io mi sono prefissata due obiettivi di scrittura:

scrivere di sé sul taccuino nell’ottica dell’orientamento narrativo;

scrivere di poesia: il commento letterario.

Se la finalità è quella di leggere l’opera e poi, a partire dagli innumerevoli spunti offerti, scrivere sul taccuino alcuni lampi di scrittura e/o attivatori autobiografici per indagare sé stessi, Vetro offre diverse possibilità.

Ne ho già descritti alcuni nel precedente articolo, ma qui provo a presentarvene altri due che nel tempo io e le mie colleghe abbiamo sperimentato.

L’aspetto a mio parere importante da tenere comunque presente e da ricordare anche ai ragazzi, pur essendo una scrittura più spontanea, è che il punto di partenza è sempre il testo con cui si sta dialogando in modo espressivo1 e/o che si chiede di emulare. Senza prima una lettura consapevole e profonda, non può esserci una scrittura consapevole, ma solo una mera attività di scrittura creativa.

Scrivere deve permetterci di comprendere meglio noi stessi, ma anche l’opera da cui siamo partiti.

Proprio come fa la voce narrante in Vetro, si può chiedere ai ragazzi di scrivere a sé stessi una cartolina che possa fermare come in un fotogramma chi sono loro ora, in questo momento, per rileggersi poi a distanza di tempo quando “saranno usciti dal tunnel”.

Quando io e le mie colleghe in passato abbiamo proposto questa attività, abbiamo stampato a colori su dei cartoncini della misura di una cartolina le immagini stesse di Vetro, realizzate da Cristina Pieropan, e poi abbiamo chiesto ai ragazzi di portare un francobollo, in modo da potergliele spedire a distanza di mesi.

Nulla vieta di far illustrare loro la cartolina, magari in collaborazione col docente di Arte, e di consegnargliela come “regalo” al termine della scuola.  

Un’altra attività di scrittura che si può proporre è quella di riflettere sulla metafora e sulla similitudine proposte da Vecchini per parlare di adolescenza (“Mi sento dentro una specie di galleria. So come sono entrata più o meno. Non so come uscirò.” e “Un’amica di mamma dice che questa fase è come nascere una seconda volta”), ragionarci insieme per capirle in profondità e poi chiedere loro di pensare ad altre metafore per parlare di sé in questa fase di cambiamento, motivandole adeguatamente.

Se invece la finalità, come nel nostro caso, non è “solo” la riflessione autobiografica attraverso la scrittura, ma anche saper scrivere il commento letterario di un testo poetico, anche in preparazione alla prova scritta d’Esame2, il lavoro diventa più complesso.

Parto dalla definizione di commento letterario che ne danno Poletti Riz e Pognante2:

Compito del docente è dunque dar agli alunni strategie di lettura e scrittura, che mettano loro nelle condizioni prima di comprendere il testo e poi dialogare con esso dal punto di vista:

critico-analitico: interrogare il testo sui suoi significati profondi, che in poesia vengono veicolati non solo dal contenuto ma anche dalla forma metrica e retorica;

estetico: esprimere apprezzamento per la qualità letteraria del testo stesso;

espressivo: individuare impressioni e connessioni personali suscitate dal testo3.

Teniamo inoltre a mente che il processo di scrittura, a prescindere dalla tipologia testuale su cui si sta lavorando, segue delle fasi ben precise:

Come ho scritto nella prima parte di questo percorso, i nostri alunni in II hanno già mosso i primi passi nel commento letterario nella forma del onepager, all’interno del quale avevamo chiesto loro di analizzare gli aspetti peculiari, che avrebbero poi ripreso in III – in aggiunta ad altri più complessi – proprio nel commento letterario: breve presentazione del contenuto, analisi metrica, analisi retorica, impressioni e connessioni.

Questo “allenamento” verticale fatto gradualmente negli anni diventa fondamentale per lavorare poi in profondità sui testi, avendo già nella propria cassetta degli attrezzi le conoscenze e le competenze fondamentali.

Ora però si chiede loro di passare dal onepager al commento letterario; è dunque necessario mostrare loro cosa s’intenda, tenendo presente che si tratta di una tipologia testuale complessa, che richiede a sua volta conoscenze e competenze complesse.

Per questo noi proponiamo nel loro fascicolo di letteratura un’analisi poetica “modello”, affiancata da una scaletta.

L’optimum sarebbe partire solo dal testo per ricostruire insieme la scaletta stessa, ma i tempi stretti e la complessità del compito ci hanno convinte nel tempo a procedere così:

Ora inizia il lavoro più importate che va di pari passo alle strategie di lettura profonda. Senza comprensione, infatti, non può esserci alcuna scrittura di senso.

Per il testo poetico io segmento le varie sezioni del commento letterario rimandando sempre alla scaletta e insieme ci lavoriamo facendo tanto thinking aloud in classe, attraverso strategie di lettura profonda e domande di qualità, affiancate da numerose annotazioni sul testo stesso e sul taccuino.

La scrittura del commento letterario diventa così un processo lento, che si costruisce un pezzo alla volta e che viene ripetuto per ogni poesia letta.

a. PRESENTAZIONE DEL CONTENUTO: propongo le strategie già citate VISUALIZZA e AL CUORE DELLA POESIA. Io proietto alla lavagna la poesia su cui scrivo le nostre considerazioni, loro annotato sul testo e poi chiedo loro di formulare tutto ciò che è emerso in classe in modo discorsivo sul loro taccuino.

b. ANALISI METRICA: dalla II sanno già cosa sono i VERSI, le STROFE  e le RIME e ne conoscono le varie tipologie che comunque abbiamo inserito nuovamente anche in appendice del loro fascicolo, in modo tale che possano andare a consultarne nomi e categorie in fase di scrittura. Anche in questo caso per ogni poesia letta, insieme ricostruiamo le caratteristiche metriche del testo, le annotiamo sinteticamente e poi chiedo loro di rielaborarle sul taccuino in modo discorsivo.

c. ANALISI RETORICA: anche in questo caso dalla II ho insegnato loro ad applicare alcune strategie non solo per individuare e riconoscere le figure retoriche, ma anche per esaminarle in profondità, chiedendosi la ragione per cui il o la poeta le ha inserite.  

In particolare, dopo averne individuate insieme due o tre, compiliamo sul taccuino questa tabella:

Ancora una volta chiedo loro di riformulare le nostre osservazioni in forma discorsiva.

d. LESSICO: anche in questo caso c’è tanto lavoro insieme di osservazione, thinking aloud e annotazioni. Io mi limito a chiedere loro se ci sono parole in evidenza e perché, se ritrovano dei campi semantici e quale valore assumono all’interno della poesia. Loro parlano, io appunto alla lavagna, loro sul testo e poi ancora una volta rielaborano in forma discorsiva.

La lavagna qui presentata si riferisce a un’altra poesia, sempre di Vecchini (Poesia della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, Topipittori, 2014, illustrazioni di M. Marcolin).

e. TEMI: per affrontare quest’aspetto “nuovo”, non previsto dal onepager in II e quindi mai affrontato in relazione a un testo poetico, propongo loro due strategie: una nota ma finora utilizzata solo sui testi in prosa (COME UN ICEBERG4) e una nuova  (WHAT, WHY, HOW5).

Una volta compilati gli organizzatori grafici sul taccuino, come sempre chiedo loro di rielaborarli in forma discorsiva.

f. COMMENTO PERSONALE: riprendiamo lo schema a Y con le sue domande e le adattiamo al testo poetico.  

A questo punto i ragazzi hanno le strategie e esempi di applicazione sul loro taccuino per ogni aspetto del commento letterario da approfondire.

È ora il momento di provare a raccogliere le varie osservazioni in un testo coeso e coerente, come nel modello loro proposto all’inizio.

Chiedo loro a questo punto di scegliere una delle poesie che abbiamo affrontato nel nostro percorso e di cui hanno raccolto le osservazioni e di scriverne il commento letterario, seguendo la traccia loro proposta.

Per questa tipologia testuale, avendo io proposto le varie strategie in sede di comprensione profonda del testo e avendole sperimentate insieme, insisto solo sull’uso dei CONNETTIVI per collegare tra loro in modo logico i vari paragrafi del loro testo.

Torniamo dunque al testo modello e andiamo alla ricerca delle espressioni e degli avverbi usati a questo scopo, li evidenziamo e chiedo loro di provarne ad applicarne di simili al loro testo.

Anche in questo caso, già dagli anni precedenti i ragazzi sono abituati a compilare e aggiornare la loro TABELLA DELL’EDITING6 che è inserita anche nel loro fascicolo di letteratura.

Chiedo dunque loro di andare a rileggere il testo, tenendo presente i loro errori più frequenti.

A questo punto ritiro il testo e annoto le mie osservazioni, in modo tale che loro possano rivederlo e tenerne conto quando dovranno scrivere su traccia.

Sottolineo anche gli errori formali presenti, cosicché possano andare ad aggiungerli alla loro tabella dell’editing.

È in questa fase, inoltre, che posso condividere con loro per iscritto o oralmente consigli personalizzati, tenendo conto delle personali competenze di scrittura di ciascuno. Capita ad esempio che agli scrittori già forti faccia presente che la scaletta non è vincolante, ma possono riorganizzare le informazioni anche in modo più personale, se lo ritengono opportuno, a patto che ci siano comunque tutti gli aspetti peculiari dell’analisi poetica.

In III dal laboratorio si passa alla scrittura su traccia in vista dell’Esame di Stato e delle scuole superiori. Il commento letterario di un testo in versi o in prosa è infatti una delle tracce che io e le mie colleghe proponiamo in sede d’Esame e quindi i ragazzi devono essere in grado di svolgerlo in autonomia e con consapevolezza.

In questa fase laboratoriale, non è prevista la pubblicazione.

Solo a questo punto chiedo loro di cimentarsi in modo autonomo con la scrittura su traccia: propongo un testo poetico non noto, su cui devono scrivere un commento letterario in 3 ore.

La prima volta possono consultare i materiali usati durante la fase laboratoriale (strategie, taccuino con le loro annotazioni, testo consegnato e rivisto attraverso le mie annotazioni, tabella dell’editing), le volte successive no, perché in sede d’Esame non potranno utilizzarli.

Questi i testi proposti ai ragazzi di una delle mie terze, entrambi tratti da C. Carminati, Viaggia verso: poesie nelle tasche dei jeans, illustrazioni di P. Valentinis, Bompiani, 2018:

Altra prassi che nel tempo ho visto funzionare è continuare nei mesi a seguire, anche quando si stanno affrontando altri moduli di lettura e/o scrittura, a proporre commenti letterari da svolgere a casa per tenere vivo l’allenamento.

  1. È una delle modalità con cui i lettori e le lettrici possono dialogare con un testo, come indicato da J. Poletti Ritz e S. Pognante in Educare alla lettura con il WRW, Erickson, 2022, p. 145: “quando condividono in modo spontaneo le incandescenze, cioè le connessioni generate dal testo con la loro vita personale […] oppure reazioni, sensazioni legate al testo, agli accadimenti, alle scelte dei personaggi […]. Più in generale quando rispondono a un livello personale ed emotivo.” ↩︎
  2. https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Documento+orientamento+prova+italiano+esame+di+stato+primo+ciclo/82e41006-0ccb-499f-8c9a-ca0eb5619b9c?version=1.0 ↩︎
  3. Ibid., p. 177. ↩︎
  4. Ibid., p. 145. ↩︎
  5. L. Cavadini, L. De Martin, A. Pianigiani, Leggere, comprendere, condividere, Pearson, 2021, pp. 143-145. ↩︎
  6. https://youngscholarscircle.com/wp-content/uploads/2017/03/What-Why-How-Strategy-in-Persuasive-Essay.pdf ↩︎
  7. La tabella viene da una rielaborazione di un’analoga editing checksheet di N. Atwell, In the Middle (Third Edition), Heinemann, 2015, p. 147 ↩︎

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