Giochiamo a carte scoperte: il mio percorso d’insegnante è costellato di errori.

Me li ricordo tutti. Perlomeno quelli di cui sono consapevole.

Ci tengo a dichiararlo subito, perché non si pensi che questo blog rappresenti un mio tentativo di salire sulla cattedra del professor Keating a diffondere un sacro verbo che non possiedo.

Studio, rifletto, progetto, mi confronto sempre tanto, ma mi capita di cadere, a volte anche con un bel tonfo.

Ora, io potrei stilare una lunga lista di giustificazioni a mia discolpa, peraltro tutte validissime ai miei occhi. Ma non è questo il punto: tutti noi abbiamo le nostre giustificazioni, esattamente come i nostri alunni, sinceramente convinti che l’aver avuto il compleanno del loro cugino di secondo grado sia un buon motivo per non aver svolto gli esercizi di grammatica assegnati la settimana prima.

A prescindere da ciò che lo ha determinato, l’errore resta, ma – a sua discolpa – insegna.

Passiamo allora ai fatti.

Ho inserito nella biblioteca di classe di una mia Seconda del passato il libro Flamer di Mike Curato, ed. Tunué, senza averlo prima letto.

Chiunque conosca il graphic novel in questione, conosce i rischi di questa superficialità: il libro racconta infatti la settimana di campo scout estivo di Aiden Navarro, quattordicenne in trasformazione che vive un rapporto difficile col proprio corpo e con gli istinti sessuali che sente affiorare.

In attesa d’iniziare le scuole superiori in un istituto pubblico, è sospeso tra la paura di rivivere per sempre gli atti di bullismo di cui è stato vittima alla scuola cattolica di provenienza e la voglia di essere una persona nuova, apprezzata e rispettata dai coetanei.

Al campo scout il ragazzo, dietro cui si cela l’identità dello stesso autore1, si ritrova a dover subire le parole che da sempre sono state usate contro di lui per ferirlo e che ricorrono di bocca in bocca tra i ragazzi del gruppo, come normali appellativi scherzosi. È proprio in quella situazione di disagio crescente, che Aiden, come di fronte a un’inaspettata e temuta epifania, sente improvvisamente la forza del desiderio che lo attira al suo compagno scout Elias.

Racconta lo stesso Curato nella postfazione all’opera: “Quando ero un adolescente essere gay non era accettato. Nel 1995, l’anno in cui è ambientata questa storia, essere gay o queer voleva dire essere continuamente mortificati, ridicolizzati e odiati. […] Proprio come Aide, protagonista di questa storia, anch’io mi sono sentito sopraffatto da quella cultura dell’odio”.

Adolescenza, bullismo, omofobia, impulsi sessuali, violenza verbale, autolesionismo sono dunque tra i temi centrali di questo graphic novel che risulta crudo e poetico insieme, anche dal punto di vista grafico.

Non fa sconti, Curato. Non si autocensura, non edulcora parole e immagini, entrambe forti e potenti al pari della vicenda narrata.

Perché allora reputo un errore averlo inserito in una biblioteca di classe?

Perché sono venuta meno a due dei compiti fondamentali che Aidan Chambers ne Il lettore infinito attribuisce all’educatore alla lettura: la selezione e la presentazione consapevoli e attente di un libro:

Prima di poter parlare di un libro, è necessario leggerlo; prima di poterlo leggere, è necessario sceglierlo. E il momento della scelta ha una forte valenza, se consideriamo che quel libro dovrà presentare tutte le potenzialità di temi, idee, linguaggio, immagini, sollecitazioni della memoria, e altro ancora, necessarie allo sviluppo della conversazione. Coloro che scelgono esercitano quindi un potere.2

Ovviamente io avevo scelto di acquistare Flamer e di portarlo in classe.

All’epoca lo avevo inserito nei miei desiderata perché avevo letto un post estasiato su Facebook di un collega di scuola media che stimo. E col senno di poi aveva più che ragione!

Ero alla ricerca di graphic novel che potessero arricchire la biblioteca di classe e così, sulla fiducia, lo avevo fatto mio. Ero in un periodo con pochissimo tempo a disposizione per la lettura e la voglia di accrescere il numero di libri a disposizione ha fatto sì che io non lo leggessi e quindi non lo potessi nemmeno presentare adeguatamente alla classe.

È successo poi per fortuna che un errore, come spesso accade, si sia rivelato una preziosa occasione: ricordo ancora quella mattina, prima dell’inizio delle lezioni, in cui due mie alunne vennero da me per raccontarmi che avevano letto un libro che le aveva molto turbate, soprattutto per una scena in cui il protagonista introduce il tema della masturbazione.

Non le aveva scosse il tema in sé, ma il fatto che il protagonista ne parlasse in modo esplicito, così come esplicite erano le violenze verbali che lui subiva e che, in qualche modo, anche loro si trovavano a subire insieme a lui.

Io mi sono sentita mortificata: ero in una classe speciale, dove c’era una grandissima stima nei miei confronti da parte dei ragazzi e delle famiglie, eppure sentivo in qualche modo di averli traditi non proteggendoli.

A quel punto mi sono scusata e abbiamo aperto un dibattito sull’opportunità o meno di lasciare quel libro nella biblioteca di classe: ne è nata una conversazione formale estremamente arricchente dove, chi l’aveva già letto e non aveva vissuto il turbamento delle compagne, ha sostenuto l’opportunità di lasciarlo per l’importanza dei temi trattati e per l’efficacia narrativa.

Abbiamo così deciso insieme di mantenerlo come proposta, ma a questo punto tutti potevano scegliere consapevolmente se leggerlo oppure no.

Inoltre abbiamo deciso di apporre sulla copertina del libro un post-it con la dicitura Trigger Warning, perché non si potesse dimenticare nei mesi futuri la potenza del testo che si prendeva tra le mani.

Il mio errore, solo grazie a loro, è diventato un’opportunità.

Da allora la lezione l’ho imparata: attualmente ho due classi Terze, ma in nessuna delle due ho ancora portato Flamer.

Non ne ho paura, né ho intenzione di negare loro questo incontro: sto solo aspettando il momento giusto.

E le parole adeguate per ciascuno.  


  1. “Il graphic novel che avete appena letto è un’opera di fantasia. Cionostante, molto di quello che ho raccontato si basa sulla mia esperienza personale” (M. Curato, Flamer, Latina, Tunué, 2020, postfazione). ↩︎
  2. A. Chambers, Il lettore infinito, Modena, Equilibri, 2015, p. 23. ↩︎

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