Quando 11 anni fa ho iniziato a lavorare alle scuole medie, dopo 6 anni d’insegnamento in un liceo paritario, mi sono trovata per la prima volta tra le mani un’antologia che le famiglie avevano comprato e con la quale io avrei dovuto lavorare.
Non sapevo come usarla: tutto risultava frammentato, le scelte dei testi e degli esercizi non sempre mi convincevano, non me la sentivo di chiedere altri soldi per acquistare libri da leggere ad alta voce e mi pareva di non stare educando né lettori né scrittori. Risultato: l’ho usata pochissimo.
Quel primo anno ho dato la colpa alla mia inesperienza, ma quando a giugno ho avuto l’opportunità di confrontarmi con le mie colleghe – simili per età, sentire ed esperienze – ho potuto constatare che non era una percezione solo mia.
Ma a quel punto che fare? C’era un modo diverso di fare scuola? Cosa avremmo potuto mettere “al posto dell’antologia”? All’epoca ancora non ne avevamo idea, sapevamo solo cosa non volevamo più, ma non ci sembrava di avere alternative e così l’abbiamo riadottata.
A distanza di qualche anno, però, all’orizzonte un’alternativa è comparsa. Tutto è nato dalla scoperta di un blog che per molto tempo è stato il mio punto di riferimento per la quotidiana caccia di idee quando ancora non esisteva a questo scopo Instagram; si chiama La scuola di zio Gustavo di Cecilia Brugnoli e per me è ancora uno dei luoghi più interessanti da esplorare per entrare nella didattica. È a lei che devo l’idea per il mio blog ed è a lei che devo l’aggancio per conoscere le Italian Writing Teachers quando ancora era solo un piccolo gruppo su Facebook con pochi iscritti e tanta voglia di sperimentare e condividere.
Da quel primo incontro è iniziato un viaggio che ha rivoluzionato completamente la NOSTRA didattica, perché in questo viaggio siamo partite insieme, io e le mie colleghe, e ancora siamo in cammino in una formazione continua che ha cambiato in profondità il nostro modo di fare scuola.
Abbiamo a poco a poco scoperto che dell’antologia potevamo fare tranquillamente a meno e che non dovevamo temere di non sapere cosa mettere al suo posto; in realtà il problema vero era riuscire a farci stare tutto quello che avremmo voluto leggere e scrivere in classe nelle poche ore a disposizione. Siamo così diventate una “scuola senza antologia”.
Sarei riuscita a compiere questa scelta se fossi stata la sola all’interno del mio dipartimento? Non so, forse non ne avrei avuto il coraggio, ma conoscendomi credo che probabilmente avrei fatto un proselitismo così stressante da convincere almeno una collega.
Sarebbe per me troppo facile raccontarvi i vantaggi di questa scelta. A distanza di anni, provo quindi a capovolgere il punto di osservazione e descrivervene alcuni svantaggi.
(Spoiler: no, non tornerei mai indietro!)
5 SVANTAGGI (e 2 postille)
1. Vietata l’improvvisazione
Se sei un insegnante che arriva in classe senza sapere bene a quale obiettivo nel breve e nel lungo tempo sta tendendo e che ha bisogno di riempire quell’ora con un’attività già strutturata da qualcun altro, questa scelta non fa per te! Chi lavora senza antologia necessita di una pianificazione consapevole e rigorosa, fatta mesi prima se già conosce la classe, che abbia previsto i testi e le strategie di lettura e scrittura da proporre. Il lavoro quotidiano di preparazione delle lezioni, specialmente all’inizio, è impegnativo. Da questo punto di vista lavorare in team è certamente rassicurante e produttivo: più punti di vista e menti che lavorano insieme permettono un confronto critico costante e la condivisione di materiali da adattare ai propri alunni.

2. Senso di smarrimento in agguato
Quando s’intraprendono strade nuove e non si hanno percorsi già battuti da seguire, perdersi è facile. Lo è stato per noi soprattutto all’inizio, quando i fari da seguire erano i post delle Italian Writing Teachers su Facebook e i manuali di Atwell, Chambers, Heard, Serravallo e Serafini, tutti in lingua inglese.
Occorre dunque costruirsi le proprie mappe, scegliere cosa fare e cosa lasciare indietro. Quali sono state le nostre bussole? Fondamentalmente due: i bisogni dei nostri ragazzi e gli obiettivi di lettura e scrittura che ci proponevamo per loro.
Ma avere chiaro questo non ha significato non avere comunque molti dubbi: stavamo lavorando bene? Avevamo scelto i testi giusti? Stavamo gestendo il tutto in modo chiaro anche per i nostri alunni? Non nego che spesso mi sono messa in discussione e chiesta se quella fosse stata la scelta giusta.
Ora lo so, ma all’inizio, senza risultati tangibili nell’immediato, è stato necessario affidarmi alla sola sensazione di stare andando nella giusta direzione, accogliendo anche gli errori.

3. Scripta … volant
All’inizio uno degli aspetti per me più difficili è stata la gestione dei materiali da far utilizzare ai ragazzi: quadernoni ad anelli divisi nelle più svariate sezioni, tante fotocopie, portalistini da tenere in classe per le minilesson da conservare…un delirio. Le fotocopie si perdevano, di anno in anno occorreva recuperare il materiale smarrito, ridare ordine, spiegare ripetutamente come consultare il tutto.
Un grande passo in avanti c’è stato quando abbiamo deciso di autoprodurre i nostri percorsi con i testi su cui i ragazzi sarebbero stati chiamati a lavorare. Abbiamo iniziato prima con il fascicolo delle classi II, perché era quello su cui tutte avevamo le idee più chiare ed avevamo già sperimentato percorsi efficaci di lettura e scrittura.
L’anno successivo siamo passate a quello per le classi III; a quel punto abbiamo potuto eliminare anche l‘adozione del libro di letteratura che per i primi anni avevamo mantenuto, perché da lì attingevamo il percorso sulla Divina Commedia in II e quello sui poeti di ‘800 e ‘900 in III.

4. Il lavoro non finisce mai
Avere abbandonato l’antologia ha fatto sì che il lavoro per noi docenti quadruplicasse: testi da vagliare, tanto da studiare, attività da sperimentare per primi sui nostri taccuini come lettori e scrittori, materiali da predisporre per gli alunni. All’inizio c’è stato di grande aiuto aver creato un drive condiviso all’interno del quale ciascuna di noi inseriva il proprio materiale che poi poteva essere riadattato alla propria classe.
I nostri fascicoli autoprodotti hanno un po’ alleggerito la quotidianità, ma non penserete mica che quello che si propone un anno vada bene anche per quello successivo? Nient’affatto! Le classi cambiano e noi con loro. Da giugno inizia tutto il lavoro di revisione e progettazione, che parte sempre dall’autovalutazione di ciò che ha funzionato e ciò che ha bisogno di essere migliorato.
Insomma, se siete docenti con poco tempo a disposizione, valutate bene!

5. Possibile crollo di certezze
Non sono mai stata una fan sfegata del motto “Si fa così perché si è sempre fatto così”. Sono una persona che si chiede il perché delle cose e anche se sono di natura timorosa, specialmente del giudizio altrui, non ho paura di correre il rischio di fare scelte nuove se sento che quelle vecchie mi stanno strette.
Quando però si sceglie di abbandonare l’antologia, è necessario farsi più di due domande su quali generi e autori proporre: c’è un canone da rispettare? Chi lo stabilisce? Come “fare letteratura”? Si procede per generi? Quali affrontare e quali tralasciare?
Per me è stata una grande opportunità di riflessione insieme alle mie colleghe, ma non nego che talvolta di notte sogno ancora la scure dei docenti puristi della tradizione pronti a colpirmi, gridando: “Perché non hai fatto la fiaba e la favola?!!! Vergogna! E Verga?”.
E allora da brava docente con sindrome dell’impostore sempre in agguato mi sveglio e placo ogni senso di colpa mangiandomi 5 biscotti al cioccolato. Funziona.

Lasciatemi aggiungere due postille:
1. Non credo che si possa fare buona scuola solo senza antologia; ci sono tanti bravissimi colleghi che sanno utilizzare con grande abilità e consapevolezza quello che alla fine non è altro che una raccolta di testi.
Si possono dunque insegnare ai nostri studenti strategie di lettura e scrittura proprio a partire dai brani lì presenti, prendendo il meglio che quella in adozione ci offre. Tra l’altro oggi il mercato dell’editoria propone anche antologie curate proprio da formatori del WRW, che possono rappresentare un buon compromesso per chi ha intrapreso la formazione, ma ancora non se la sente di navigare in mare aperto.
2. La mia esperienza parte da una situazione di privilegio: quando abbiamo deciso di diventare una scuola senza antologia eravamo sei docenti affiatatissime, che condividevamo obiettivi, percorsi e chat bollenti ad ogni ora del giorno e della notte. Nel tempo, per legittime scelte personali, qualcuna di noi ha cambiato scuola e questo ha comportato che le loro cattedre venissero occupate da insegnanti che o non avevano una formazione al WRW o che non si sentissero a loro agio con queste modalità didattiche.
Probabilmente non sempre siamo state all’altezza di questa situazione e chi è arrivato ha dovuto faticare non poco per insegnare senza particolari appigli; per questo motivo proprio quest’anno abbiamo deciso di proporre l’adozione dell’antologia ai nuovo docenti in servizio presso la nostra scuola. Non credo sia una marcia indietro, ma una forma di rispetto per le professionalità di ciascuno.

Tutte le illustrazioni qui presenti sono dell’illustratore Davide Bonazzi.





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