Le ore non bastano mai. È vero, non c’è un programma da rispettare ma le scadenze, quando si parla di date, incombono sempre un po’ di più.

Vuoi saltare la guerra dei Cent’anni? Non si può!

Vuoi che i tuoi alunni non conoscano gli ugonotti? Non sia mai!

E se arrivano alle superiori senza aver mai sentito nominare Trotskij? Che vergogna!

Eppure tutto e bene non si può! Liberiamoci il prima possibile da questa illusione e la storia – la nostra e dei nostri alunni – avrà tutto un altro ritmo.  Anche perché cosa significa “fare tutto e bene”?

Ho da poco seguito la prima lezione di un corso di formazione sull’educazione alla lettura[1] e l’allenatrice Alice Bigli ci ha indicato tre domande fondamentali da cui far partire ogni nostra progettazione:

Perché?

Come?

Cosa?

Io credo che queste domande dovrebbero essere alla base della progettazione di ogni disciplina, quindi anche di storia. Proverò allora a rispondere.

1. PERCHE’

Quale fine ultimo ci proponiamo come docenti di storia nel momento in cui progettiamo la nostra didattica per l’anno o, in caso di continuità garantita, per i diversi anni che ci spetteranno?

Per quel che mi riguarda, sono fermamente convinta della necessità, nel I ciclo d’Istruzione, di privilegiare la qualità dello studio e dell’approfondimento (individuale e di gruppo) alla quantità. Ha davvero senso correre – non mi viene in mente altro verbo – per affrontare tutti gli argomenti proposti dal manuale in uso? Forse è possibile, ma a quale scopo? E con quali conseguenze? I nostri studenti hanno bisogno di lentezza, specialmente in una disciplina che richiede la costruzione di un metodo di studio sicuro, sedimentato e personalizzato nel tempo e questa costruzione non può che avvenire in modo graduale proprio nel I ciclo. Perché diciamolo chiaramente, non si nasce capaci di studiare e non possiamo nemmeno pensare di delegare questa attività fondamentale ai genitori: in quanto presidio della democrazia, la scuola ha il dovere di dare a tutti gli strumenti necessari per studiare in modo consapevole ed efficace.  

Non possiamo nemmeno pensare che tali competenze possano essere acquisite con sicurezza entro gli anni della Primaria: i docenti – tutti i docenti del I ciclo e specialmente quelli che hanno discipline di studio – devono far rientrare nella loro progettazione la costruzione del metodo di studio in un percorso verticale graduale che tenda sempre più all’autonomia.

2. COME?

Non credo sia necessario sottolineare l’inadeguatezza della lezione frontale a questo scopo, anche se accompagnata da meravigliosi PowerPoint condivisi poi con gli alunni!

Pure lezioni teoriche ad hoc sulle strategie di studio possono però rivelarsi poco efficaci.

Si mostrano invece utili attività di comprensione, rielaborazione e studio sui contenuti selezionati, attraverso i quali gli alunni possano imparare a costruire il proprio metodo di studio, oltre che ovviamente apprendere i contenuti stessi.

L’ora di storia (così come quella di geografia e scienze) diventa dunque un’ora laboratoriale e segmentata, in cui gli studenti sono chiamati a sperimentare diverse strategie individuali e/o cooperative che permettano loro sempre più di capire COME si studia, facendolo in classe sotto la guida del docente per poi poterlo risperimentare in autonomia, ognuno per la propria strada.

Perché non c’è UN metodo di studio, ma strategie diverse più o meno efficaci a seconda del proprio stile cognitivo. Questo sì merita di essere esplicitato ai nostri alunni, ovviamente in modo semplice e accessibile, e credo ne gioverebbe non solo la loro metacognizione ma anche l’autostima: sapere che il mio modo di apprendere non è sbagliato, ma solo diverso renderebbe tutti più sicuri di sé.

Questo però comporta che anche l’insegnante ne sia consapevole e sia in grado di proporre nel tempo attività diversificate che vadano incontro agli stili cognitivi di ciascuno[3].

3. COSA?

Su questo aspetto non mi dilungherò qui, anche perché le indicazioni nazionali sono una buona bussola per orientarci nella nostra programmazione disciplinare[4].

Un vincolo che a me consente di selezionare i contenuti con cognizione di causa è il tempo: posso affrontare solo gli argomenti che sarò in grado di spiegare in maniera efficace nelle ore che ho realmente a disposizione.

Per questo nella mia progettazione annuale compilo da diversi anni una tabella in cui indico gli argomenti settimana per settimana, tenendo conto delle ore che penso mi possano servire e fermandomi ai primi di maggio, perché so bene che poi le ore previste non saranno quelle effettivamente svolte, tra uscite, malattie e imprevisti, quindi ho bisogno di sapere che avrò un po’ di ore di scorta.

Quando mi trovo poi ad affrontare storia in III, approfitto anche del fatto d’insegnare anche geografia: alcuni argomenti possono essere proposti come approfondimento tematico nel momento in cui si affronta il continente o lo Stato corrispondente (ad esempio l’apartheid e Nelson Mandela, Gandhi e la decolonizzazione dell’India, le lotte contro la segregazione razziale negli USA, il genocidio del Ruanda, Che Guevara e la rivoluzione cubana, …).

L’ACCOGLIENZA: UN ESEMPIO PRATICO

Questo approccio laboratoriale può partire sin dall’accoglienza, attraverso un’attività segmentata che, adeguatamente semplificata, può essere proposta anche negli ultimi anni di scuola primaria e che, se riproposta, può diventare una sorta di “routine d’inizio anno”.

Gli obiettivi perseguiti (ed esplicitati ai ragazzi durante l’attività stessa, perché la metacognizione necessita di condivisione esplicita) sono diversi, alcuni di natura cognitiva altri di natura relazionale: 

 – avere uno sguardo d’insieme sul lungo periodo che si andrà a studiare;

– ricostruire il clima cooperativo di classe dopo la pausa estiva;

– ristabilire le routine proprie del lavoro laboratoriale che dall’analisi delle fonti conduce alla conoscenza dei fatti, attraverso la formulazione di ipotesi e la loro verifica;

– organizzare le informazioni in mappe e grafici spazio-temporali;

– mettere in relazione la storia con la Storia e i singoli eventi tra loro;

– stimolare la motivazione e la curiosità rispetto alla disciplina;

– consultare in modo efficace il manuale in uso.

FASI & STRUMENTI

  1. Gli alunni vengono divisi a gruppi da 3/4 e a ciascun gruppo è stato consegnato un foglio A3 su cui è stato chiesto di tracciare una lunga linea del tempo. Sono stati poi assegnati i compiti: compilatore della linea del tempo, controllore del tempo (ad ogni attività è dedicato un numero preciso di minuti per tenere calzante il ritmo e quindi l’attenzione), controllore del lavoro di gruppo (mantiene i toni di voce bassi, gestisce i turni di parola, si preoccupa che tutti partecipino e si relaziona con l’insegnante in caso di bisogno).

2. Presentazione del “programma” di storia che si andrà ad affrontare durante l’anno, mostrando il punto d’inizio e di fine e specificando da subito che all’interno di quel lungo periodo si farà una selezione degli eventi e delle tappe fondamentali.


3. Si esplicita loro la prima attività richiesta: disporre gli eventi indicati nella slide sulla linea del tempo, andando ad attingere a tutte le loro preconoscenze. Laddove siano a conoscenza della data esatta, la possono indicare, altrimenti possono limitarsi a individuare la successione.

Tempo a disposizione: 20 minuti.

Prima di mostrare gli eventi proposti, si ragiona insieme a loro sul sottotitolo “Mettiamo a confronto la storia con la Storia”: sono certa che anche i vostri alunni insieme riusciranno a ipotizzare la giusta differenza tra “storia” e “Storia”.

Durante il lavoro di gruppo, io mi sono limitata a passare di gruppo in gruppo per osservare e rispondere ad eventuali domande, senza però dare indicazioni troppo precise per non condizionare i loro ragionamenti.

4. A questo punto ho consegnato ad ogni gruppo due schede contenenti fonti iconografiche relative agli eventi della Storia prima proposti. Il loro compito era quello di indicare sotto ad ognuna la giusta didascalia e valutare se le fonti fossero in grado di fornire loro indizi per eventualmente intervenire sulla linea del tempo precedentemente ipotizzata (qualcuno, ad esempio, è riuscito a individuare il 1929 nella pagina di giornale relativa al crollo della Borsa di New York). Tempo a disposizione: 5 minuti.

5. A questo punto ho chiesto loro andare a consultare i loro manuali di storia di II e III per andare alla ricerca delle date esatte degli eventi.

Abbiamo ragionato prima insieme su quali fossero le strategie più efficaci per svolgere l’attività e ho lasciato che fossero loro a proporle: dividersi i manuali, consultare gli indici, andare al testo consultando le informazioni in grassetto…

Tempo a disposizione: 30 minuti.

6. Abbiamo verificato le informazioni raccolte: alla Lim ho trascritto le date esatte da loro individuate. Dopodiché hanno dovuto rivedere la loro ipotetica linea del tempo, correggendo gli errori e inserendo le date.

Tempo a disposizione: 10 minuti.

7. Ognuno ha trascritto sul proprio quaderno la linea del tempo corretta, incollando anche le fonti iconografiche relative.

In questo caso non mi interessava lavorare sulla memorizzazione delle date e degli eventi, quindi mi sono fermata qui. Ho solo chiesto loro, a conclusione del lavoro, di esplicitare l’aspetto che più li avesse colpiti nella relazione tra gli eventi: qualcuno non si aspettava che io fossi nata a distanza di così tanto tempo dalla sconfitta napoleonica a Waterloo! Rischi del mestiere e delle linee del tempo!

[1] La voce dei libri: la lettura come formazione, crescita e apprendimento, a cura di Mare di Libri, Italian Writing Teachers e Book on a Tree.

[2] citare p. 42

[3] Se siete su Instagram, trovate interessanti spunti sulla metacognizione sul profilo di Marcella (@spincifrin) e qui https://msha.ke/spincifrin/#quanto-conosci-i-tuoi-studenti

[4] https://www.miur.gov.it/documents/20182/51310/DM+254_2012.pdf pp. 41-45.

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