Amo le liste. Da sempre. Ne scrivo in continuazione.
Liste della spesa, liste delle cose da fare, liste dei pagamenti mensili, liste dei sogni da qui ai prossimi 10 anni, liste dei progetti futuri (ché i sogni sono un’altra cosa, si sa), liste dei pregi e dei difetti, liste dei libri letti e da leggere, liste dei posti da visitare, liste dei buoni propositi a Settembre, dei regali a Dicembre e delle pulizie a Luglio. Nei periodi più intensi scrivo anche le azioni da svolgere durante la giornata per non correre il rischio di lasciare uno dei figli a scuola.
Fino a poco tempo fa amavo commissionare liste anche a tavola: “Facciamo il gioco di dirci a vicenda le 3 cose che più non sopportiamo l’uno dell’altro?” Ma ultimamente mi autocensuro: alzano gli occhi al cielo al mio primo accenno.
Non le rileggo quasi mai. Anzi, spesso le perdo: la scena tipica prevede che io sia al Conad e la lista della spesa sul tavolo della cucina.
A cosa mi servono dunque? A pensare. A riordinare idee. A darmi l’illusione di avere tutto sotto un apparente controllo, fisso, definito, spuntabile.
Quando mi sono interrogata su cosa fare di questo blog, ho quindi trovato naturale scrivere una lista.
Cosa NON troverete in questo blog
- Frizzanti lezioni pronte all’uso
I social network sono pieni di profili perfetti per cercare spunti e attività didattiche per qualunque momento o argomento. Anche io ne attingo o le utilizzo come spunto per la mia progettazione, ma qui non voglio aggiungermi a questo già ricco bacino. Credo che la scuola abbia anche bisogno di complessità, nel senso etimologico del termine. C’è bisogno di una riflessione didattica che provi a intrecciare il prima della progettazione col dopo della valutazione. C’è bisogno di uno sguardo pedagogico che tenga sempre ben presente il contesto classe per cui quella precisa attività didattica è stata pensata. C’è bisogno di integrare sempre più un approccio autovalutativo onesto e rigoroso nella nostra pratica didattica quotidiana. Tutto ciò non può essere – giustamente – contenuto in un post su Instagram o Facebook.
2. Racconti esilaranti di vita di classe
Leggo sempre con piacere i blog e i post di insegnanti che raccontano con ironia le (dis)avventure a cui assistono in aula. Noi insegnanti sappiamo bene a quante situazioni buffe, a volte addirittura esilaranti, possiamo assistere se aguzziamo vista e udito. Apprezzo però solo quelli che sanno raccontarle senza svilire o deridere i loro alunni che, in quanto tali, diventano personaggi inconsapevoli di storie non scritte da loro. Qui non ne troverete, perché l’obiettivo che mi propongo – come avrete intuito sopra – è un altro: provare a raccontare il pensiero che precede, accompagna e segue la didattica.
3. Giudizi snob da prof Io so’ io e voi…
Non sprecherò troppe righe: il loro ego riempie già tutti gli spazi reali e virtuali che occupano. Se rientrate nella categoria dei docenti che ritengono di essere migliori di altri per il solo fatto d’insegnare certe materie in un certo ordine di scuola, che reputano degni di valore solo i classici e la tradizione, che deridono pubblicamente coloro che compiono scelte didattiche differenti dalle loro, a fatica potrete trovare qui pane per i vostri denti. La #vitadasnob non mi appartiene: un insegnante di buon gusto (se vogliamo rimanere sul piano solo apparentemente effimero dell’estetica) dovrebbe avere una ben differente attitudine nei confronti dell’altro, sia esso alunno o collega. Ma in fondo io solo soltanto un’umile docente di italiano di una “scuola media” di periferia!
4. Articoli autocelebrativi “Quanto so’ brava!“
Ho atteso anni prima di avere il coraggio di sentirmi abbastanza capace da concedermi questo spazio. Sono stata una bambina e una giovane adulta alla perenne ricerca del “brava”; sono stata anche cresciuta con l’idea che gli unici che potessero dirtelo fossero gli altri. Ora invece so che l’unica a potermelo davvero dire sono solo io. E così eccomi qua a riconoscere con non pochi timori che ho qualcosa da dire e voglio provare a dirlo bene, senza per questo reputarmi eccezionale in alcun modo. Ad oggi desiderio di condivisione vuole provare a battere paura di sbagliare 1 a 0.
Siate clementi.
5. Per concludere
I numeri pari mi provocano una strana idiosincrasia; avevo dunque bisogno di mettere un punto 5. Anche perché si è mai vista una lista di soli 4 punti?






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